Paestum – Scavi archeologici e museo

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Frutto dell’abile combinazione tra alta tecnica e sublime armonia e tra statistica e prospettiva, i templi caratterizzano incontrastati il paesaggio di Paestum. Poseidonia, colonia greca venne fondata verso il 600 a. C. per opera dei Sibariti, i quali, come ci informa Strabone, per prima cosa eressero una rocca fortificata sul mare, forse su Agropoli, a sud della piana pestana, dove sono stati trovati resti di un tempio. Altri luoghi di culto sorsero a protezione dei confini della nuova fondazione: di essi, il più importante, per la monumentalità dei resti e della valenza religiosa, fu il santuario di Hera, sulla riva sinistra del Sele.

Per i grandi templi del santuario settentrionale (il cd. Tempio di Cerere) e del santuario meridionale (la cd. Basilica e il cd. Tempio di Nettuno), non si é mai persa la memoria, per il resto della città si sono dovuti attendere gli scavi moderni, soprattutto quelli compiuti nel ventesimo secolo. Le ricerche degli archeologi, fra i quali vanno ricordati almeno Vittorio Spinazzola, Amedeo Maiuri, Pellegrino Sestieri, Mario Napoli ed Emanuele Greco, hanno permesso di riportare alla luce strade, piazze, edifici sacri ed edifici pubblici, case della città antica e insieme di ricostruire la storia di uno dei più importanti siti della Magna Grecia, che a due secoli dalla fondazione vide l’avvento dei Lucani e più tardi conobbe il dominio di Roma, dopo il quale vi furono solo abbandono, malaria e povertà. La”riscoperta” della città avvenne alla metà del 1700 e la fama di Paestum e dei suoi mirabili templi si diffuse fra gli intellettuali di tutta Europa, promuovendo l’intramontato mito dell’architettura greca eleggendo il dorico pestano a simbolo della forza e del rigore dell’antico.

Museo archeologico (1952) – Fregio arcaico dell’area sacra a foce Sele, vasi in bronzo e vaso attico provenienti dall’Heroon, statuette di Hera, resti del tempio di Cerere, tempi della Cd. Basilica, vasi corinzi e vasi attici, corredi funebri lucani- LA TOMBA DEL TUFFATORE- collezione di pareti tombali lucane, cratere attribuito ad Assteas dalla firma apposta sul vaso, rientrato da non molto in Italia dal Paul Getty museum a Malibù -California, ma prodotto a Paestum.

L’AREA SACRA DI HERA ARGIVA A FOCE SELE E IL MUSEO NARRANTE

Seguendo le poche tracce fornite dal geografo Strabone, gli archeologi Paola Zancani Montuoro e Umberto Zanotti Bianco, nella primavera del 1934, diedero avvio agli scavi presso la foce del Sele, in un’area dove si ipotizzava vi era il tempio dedicato ad Hera Argiva. L’11 aprile di quell’anno, Zanotti annotava sui suoi taccuini :” Ed ecco apparire a trenta centimetri di profondità le prime statuette, le prime offerte votive che ci danno l’intensa gioia di aver ritrovato il famoso santuario di Hera”. Poi a seguire le altre scoperte. La masseria Procuriali, una casa colonia dell’Ente di Bonifica, utilizzata durante gli scavi come deposito, ospita, dalla fine del 2001, il MUSEO NARRANTE. Si tratta di una struttura innovativa che coinvolge emotivamente lo spettatore, narrandogli la storia dei luoghi e dei rinvenimenti archeologici senza esporre nessun reperto originale. Il Museo viene vissuto come un lungo ininterrotto racconto, che attraverso filmati, ricostruzioni tridimensionali, video installazioni ed effetti sonori, guida lo spettatore in un viaggio meta temporale. Prima lo conduce tra i canali e i giardini che circondavano l’area sacra ad Hera, poi, ai giorni gloriosi della scoperta del 1934, infine, lo si incanta con le storie narrate nelle metope. Fedelmente riprodotte, sospese alle travi di quella che fu la stalla della masseria ed abilmente illuminate, esse vengono ad una a una raccontate, attraverso le storie dei personaggi che le popolano. La magia continua risalendo la scala che conduce al primo piano. Circondato da centinaia di riproduzioni di statuette di Hera e accompagnato da una litania che recita in greco le invocazioni delle donne della dea, il visitatore arriva al piccolo belvedere dal quale si gode il colpo d’occhio dell’intera area archeologica. Da qui si trasferisce, infine, in una sala dove sono stati ricostruiti 4 telai, utilizzati per la tessitura del peplo di Hera. Il Museo Narrante è un esperienza emotiva che si consiglia, prima ancora che agli studenti, agli adulti.

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